di Lanfranco Turci – 4 aprile 2018
Sono basito dal silenzio che è caduto dentro e attorno a LeU e ai suoi soggetti costitutivi dopo il 4 marzo.
Non un tentativo di riflessione adeguata (fra le poche eccezioni qualche articolo su Il Manifesto, il recente articolo di Michele Prospero che ho commentato sulla bacheca di Paolo Desogus e la confusa riunione della Direzione di Sinistra Italiana). Nessun tentativo di inquadrare il che fare: la cultura politica, il posizionamento e la forma organizzativa del possibile nuovo soggetto politico.
Mi arrivano gli echi di discussioni sui tempi e sugli organigrammi. Cioè praticamente sul nulla.
Capisco che molti vogliano vedere se e come si assesta il quadro politico dopo il terremoto elettorale. Ma per chi vuole costruire un nuovo partito la contigenza confusa del momento non dovrebbe essere l’ostacolo ad aprire una seria discussione.
A meno che non ci siano attese di novità palingenetiche in arrivo dal PD.
Va in questa direzione l’appello per un nuovo centro sinistra lanciato oggi a Firenze da Enrico Rossi, Vannino Chiti e Claudio Martini. Ma parliamoci chiaro: questa cosa non c’entra nulla con l’idea di fare nascere un nuovo partito dalla esperienza di LeU!
Questa è un’altra strada.
Meglio che chi sente il richiamo del passato torni sui suoi passi senza alimentare nuovi equivoci.
Io penso che i temi sono ancora quelli che indicavo in questa nota.
-.-.-
LANFRANCO TURCI
SCHEMA DI INTERVENTO ALLA ASSEMBLEA PROVINCIALE DI LIBERI E UGUALI DI MODENA
18 MARZO 2018
Partiamo dal grande patrimonio di militanza e di passione politica che abbiamo visto mobilitarsi attorno alla Lista di Liberi e Uguali in questa campagna elettorale.
A partire da questo patrimonio vogliamo mettere in moto un processo costituente di un nuovo soggetto politico che si allarghi oltre le nostre fila e che assuma progressivamente le forme di un vero e proprio partito, capace di fare politica in tutte le direzioni, ma con una netta autonomia critica in confronto alle esperienze nazionali e locali di centro sinistra di questi anni.
Se siamo stati scavalcati dai voti in uscita dal PD perché percepiti anche noi come parte dell’establishment nazionale ed europeo, dobbiamo costruire una cultura politica che faccia i conti fino in fondo con il neoliberismo, che è la rigida dottrina costitutiva della Unione Europea e che ha compenetrato in forme e gradi diversi tutta l’esperienza della seconda repubblica, compreso l’Ulivo e il centro sinistra.
Sono le politiche ispirate al neoliberismo che hanno colpito il mondo del lavoro e che hanno determinato la crisi sociale che ha alimentato il voto di protesta e gonfiato le vele del Movimento 5 stelle e della Lega.
Ad esse va aggiunta la difficoltà della sinistra ad affrontare in modo realistico i problemi della sicurezza e della immigrazione.
Il processo di costruzione organizzativa del nuovo soggetto deve essere accompagnato da un ampio confronto politico-culturale sulla base del quale i militanti decideranno democraticamente, all’interno della comunanza di valori, il profilo politico e il posizionamento strategico del nuovo partito. Non si deve procedere a forzature e accelerazioni organizzative senza chiarezza politica e senza partecipazione democratica. Un lancio del nuovo partito nei modi disastrosi con cui si è lanciata la lista elettorale farebbe ricordare il detto di Marx secondo cui le cose nella storia si presentano la prima volta come tragedia e la seconda come farsa.
Intanto si può procedere con un comitato unitario nazionale che gestisca la fase politica e garantisca la regia del processo costituente mobilitando anche le forze culturali necessarie.
Un partito che sarà comunque distinguibile dall’establishment perché vivrà prima di tutto nella società e si darà gruppi dirigenti non riducibili alle rappresentanze istituzionali.
Fin da subito invitiamo le compagne e i compagni che con tanto impegno si sono prodigati nella campagna elettorale a costituire ovunque comitati su base territoriale per partecipare a questo processo e per affrontare insieme le problematiche territoriali, valutarne le proposte di soluzione e assumere così una forte ed autonoma identità anche in preparazione delle prossime elezioni amministrative, cui prenderemo parte in piena autonomia.