Letta e Bonaccini: le pacche sulle spalle alla Meloni invece dell’opposizione

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti
Letta e Bonaccini: le pacche sulle spalle invece dell’opposizione
Letta e Bonaccini hanno fatto apprezzamenti pubblici alla premier Meloni. Lo hanno fatto rispettivamente con queste parole: “migliore di quanto ci aspettassimo”, “persona molto capace e non fascista”. Vista la strana gaffe, nel Pd si sono subito affrettati a specificare. Del Rio, che vota Bonaccini, ha detto al Fatto che i due avrebbero solo apprezzato le capacità personali della Meloni, nient’altro. Beh, vorrei vedere che volessero pure affermare di essere d’accordo con la linea politica e di governo della destra.

Il punto non è questo, ma quello per cui i due si siano sentiti in dovere di fare

complimenti

non richiesti alla premier. Perché? Vi pare questo un bel segnale, soprattutto dopo elezioni regionali in cui gli elettori non hanno colto differenze specifiche tra centrodestra e centrosinistra, al punto tale da non recarsi a votare? Oppure si strizza solo l’occhiolino alla destra in vista delle primarie: venite a votare per me che non voglio lo scontro personale con la premier, anzi, sono pronto a confrontarmi sulle proposte, a misurare la destra solo sulle sue capacità amministrative?

Sono molto d’accordo con Chiara Geloni, che in un tweet ha scritto: “Il PD non dovrà stupirci con le sue capacità amministrative e di proposta, ma dovrà sopratutto far bene l’opposizione alla destra”. Esatto. Quando si danno pacche sulle spalle e si fanno i

complimenti

all’avversario politico (e che avversario), viene a mancare proprio questa determinazione e tutto sembra ridursi a un puro confronto amministrativo, di buon governo, quando invece si tratta di fare un’opposizione forte, dura, rappresentativa contro chi siede nell’esecutivo. Cioè la destra.

Non fosse altro per obbligo costituzionale e democratico, visto che quello dell’opposizione non è un ruolo discrezionale, che si può esercitare o meno a rodimento, ma un caposaldo della democrazia, che non prevede

complimenti

al miele equivoci e di dubbia necessità e/o finalità, ma un confronto determinato, che tracci una visibile linea di demarcazione con l’avversario storico, tale che gli elettori sappiano coglierla con auspicabile nettezza.

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