Il tesssoro. La politica avvinghiata alle risorse (tante), ma senza una prospettiva, né valori, né un bene pubblico da conseguire

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti
Il tesssoro. La politica avvinghiata alle risorse (tante), ma senza una prospettiva, né valori, né un bene pubblico da conseguire
Il punto alla vigilia di Natale è questo. Da una parte la crisi sanitaria e sociale spinge verso una maggiore fiducia nello Stato e nelle istituzioni. Ce lo ha mostrato Ilvo Diamanti. Dall’altra, alcuni rappresentanti di queste istituzioni, in controtendenza, sembrano impegnati ad alimentare l’antipolitica con comportamenti politici davvero fuori luogo. Una bella tenaglia, che rischia di stringere in un cappio l’impegno contro il Covid e per una rinascita generale del Paese. Tutto questo perché ci sono 209 miliardi in palio. Concepiti non come una risorsa, ma come un gruzzolo da distribuire ai soliti noti, lasciando a sanità, scuola e servizi pubblici le briciole. Deriva da qui l’attivismo renziano, la sua ambizione di fare l’elemosioniere. Da qui anche l’aggressività bonomiana, così come i gesti e i comportamenti di una destra che ci fa inorridire. Ma da qui anche l’incertezza del PD, le sue oscillazioni, il Conte o non-Conte che sembra sfogliare come si fa con i petali di una margherita.
La politica è fatta di fini e mezzi. Fini, prospettive, indirizzi da indicare – e mezzi da scovare per conseguire quei fini. Oggi le uniche risorse verso cui si mostra uno specifico interesse sono i soldi del Recovery, non c’è altro che interessi davvero. Ci sono personaggi e forze politiche così ammaliate dal tessssoro, che i fini nemmeno li considerano più, anzi. Tutto è mezzo, tutto è gruzzolo. Quando si dice ‘crisi dei valori’, ‘crisi delle ideologie’ si dica anche questo: che i mezzi sono diventati gli unici fini, che tutto finisce nella spartizione delle risorse, senza una prospettiva (che pure è un compito della politica indicarla). Questo meccanismo è scattato anche per il Recovery, l’importante è arraffare, e per fare questo è buono tutto, anche un rimpasto sotto l’albero, anche duellare renzianamente con i morti in ospedale e il contagio in strada.
Il governo è una delle poche cose buone che la fase Covid ci ha proposto. Al suo interno si è raggiunto un buon equilibrio politico e la collaborazione ha retto a mesi durissimi. Conte si è dimostrato persona seria e autorevole, a differenza di certi antecedenti saltimbanchi che hanno occupato Palazzo Chigi. Si potrebbe, quindi, discutere di politica senza alzare scenari tragici e senza drammi. E invece stanno cercando di infangare anche quel poco di serietà che ancora alberga nella politica italiana. Solo perché vi sono molti soldi europei che si vorrebbero arraffare senza nemmeno avere un’idea di come spenderli, idea persino inutile per molti, per i quali conta solo prendere e ridistribuire ai clienti. Ecco, è in momenti come questi che servirebbe un grande partito della sinistra, largo e plurale che si rivolga ai cittadini e ai lavoratori senza infingimenti. Se ci fosse questo partito non ci sarebbero oscillazioni, ma la difesa degli attuali equilibri e, assieme, l’indicazione di una prospettiva democratica. Ci vuole così tanto a capirlo?
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