Il favoloso mondo di Elly

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Fausto Anderlini
Il favoloso mondo di Elly
Leggo l’intervista di Roberto Speranza sull’house organ dell’establishment atlantico,, e resto colpito dal modo affettuoso quanto reiterato con cui appella la nuova leader del Pd: Elly qui Elly là….Tutto un inno a una ritrovata e sdolcinata empatia affettiva fra l’io e la lei. Ho già spiegato altrove come questo elemento intimistico sia un segno semanticamente rilevante della politica post-moderna basata sulla personalizzazione. E qui Speranza fa epoca: segnala il passaggio definitivo al modello anche della sinistra residua di vecchio impianto. La resa finale a una forza troppo dirompente per essere ostacolata: la personalizzazione dolce, il tu intimo e amicale, il noi comunitario. Una sottomissione. Un io nascosto che finalmente si rivela, come nell’outing omosessuale. Un approdo al favoloso mondo di Elly. Dove ci sta tutto, come suggerito da Marcella Mauthe, il parallelo con l’omonimo film francese intitolato ad Amelie. Trama intimista, la felicità delle piccole cose, lo spirito rinfrancato dal quotidiano. Nella sua melensità una anteprima rispetto alla filmografia di ispirazione veltronica che oggi va per la maggiore con la sua ripetuta auscultazione delle problematiche e delle nevrosi della piccola borghesia urbana acculturata…..
Prima Veltroni e poi Renzi hanno seminato a fondo la sinistra italiana. In una lettura di lungo periodo l’ascesa della Schlein può essere considerata null’altro che l’espressione finale del veltronismo kennediano. Un ritorno alle origini ‘buone’ del Lingotto: all’ i care, al sentiment, all’user friendly, al politically correct, al sogno di un mondo basato su buone relazioni, empatia e pluralistica diversità. Lo spartito maslowiano dei bisogni affettivi e identitari, mentre Renzi ha interpretato, sempre del kennedismo veltroniano, la variante hard, quella aggressiva e rottamatrice. Versione che pure ritorna anche nella Schlein, ma come rottamazione del renzismo. La personalizzazione dolce, comunitaria e cooperativa contrapposta alla personalizzazione monadica, egolatrica e platealmente aggressiva. Un compimento.
La sinistra socialista (Speranza, Orlando, Provenzano, non Goffredo Bettini) si è prima accodata a Letta per entrare in parlamento, cioè ha silenziosamente annuito alle baggianate sull’agenda Draghi, all’ostracizzazione di Conte e soprattutto al diktat euro-atlantico. Poi incapace di produrre un candidato proprio, per propri limiti e per pavidità, si è accodata alla Schlein, cioè al mondo radical. Lasciando la ‘fiaccola’ del partito solido e insediato nelle mani pasticcione e compromesse, ovvero inadeguate, di Bonaccini. Un capolavoro di tatticismo entrista. Col risultato, però, analogo alla barzalletta dei prigionieri. Sono entrati in punta e tacco di piedi e con fieri propositi di cambiamento. Come co-cosgtituenti e come cuculi nel nido del Pd. Ma finendo per essere irrimediabilmente irretiti nel partito veltroniano delle origini, cioè nel mondo fatato di quel partito radicale di massa che era un esito già implicito nel Pds occhettiano però portato a compimento per una inerzia naturale proprio da quelli, la sinistra ‘riformista’ a orientamento socialista, se volete ‘migliorista’ e dalemiana, che lo criticavano.
E’ la ‘sinistra’ che infine conquista la ztl, dove peraltro era già rannicchiata, strappandola ai centristi. Vero palazzo d’inverno del tempo corrente. Ho ancora a mente la cavalcata di Veltroni all’avio del Pd nelle politiche del 2008. Quelle folle adunate nelle città al suono del ‘mi fido di te’ (cioè del prossimo come tale, ma anche di Veltroni stesso) di Jovanotti. Nello stile di quella campagna c’era già tutto quel che sarebbe evoluto. L’ulivo perse voti verso i centristi di Casini (che ebbe un risultato di rilievo) ma il Pd li compensò con un flusso altrettanto imponente dalla sinistra. Infatti la Lista Arcobaleno di Bertinotti ne uscì distrutta. Fra il post-materialismo democratico del Pd veltroniano e quello irrilevante dell’arcobaleno la gente radical di sinistra scelse il primo. Mi aspetto ora le stesse dinamiche per rapporto alla sinistra di Fratoianni. Del resto l’andamento di quel voto rispecchiò una tendenza che poi si sarebbe approfondita, proprio a misura del restringersi della platea elettorale. Il mondo urbano, i ceti medi acculturati. Un successo che metabolizzava i cambiamenti nella compagine sociale post-industriale, ma che lasciava alla destra le praterie del territorio e della marginalità sociale.
Una volta espunta definitivamente l’ipoteca socialdemocratica, Il processo è tuttavia tutt’altro che compiuto. Il successo della schlein non è stato travolgente, la forza di spinta, il push, è stata sufficiente anche in causa della forte restrizione della platea dei partecipanti. L’ostacolo che le si para davanti non è tanto la resistenza dei moderati, ovvero il renzismo e la vocazione neo-centrista, mentre l’alienità di Cuperlo è troppo fragile per esercitare un peso. Ciò che si oppone al partito radicale di massa di stampo veltroniano è il Sud, per ora interpretato dai leader sudisti impersonati da Emiliano e De Luca. Fatto sta che il sud è saturato dai cinque stelle di Conte e da loro. Corpi alieni nella politica nazionale.
Sarà interessante vedere come le cose evolvono.
Che la sinistra post-materialista radicale metta molti temi materiali in agenda non è garanzia di alcunchè. Cavalcare certi temi dall’opposizione non costa nulla, conta come li si gestisce quando si è al governo. Il Conte uno, quello giallo-verde, ha fatto più interventi popolari di ogni altro governo. Certo non al netto dei decreti sicurezza. Nei fatti è stato un ostacolo vero sulla strada della ‘destra sociale’. Il Pd, salvo gli 80 euro di Renzi, non per caso assecondati da una straordinaria montata elettorale, non ha fatto nulla in venti anni, se non il peggio.
Sulla guerra non credo proprio che la Schlein possa oltrepassare la linea di un pacifismo meramente retorico e di un generico afflato negoziale. Non fosse così, cioè nel segno di un rigoroso rispetto del vincolo geo-politico, non sarebbe salita al soglio, nè avrebbe goduto della malleveria di Letta e Franceschini. Certo sarà riconosciuto un diritto di tribuna a carattere coscienziale a posizioni pacifiste più radicali (Arturo Scotto, che in parlamento siede accanto alla Schlein, ne ha già sperimentato la possibilità). Fumo per non perdere del tutto il rapporto col mondo pacifista, specie cattolico. Ma non di più. Le posizioni di allineamento euro-atlantiche saranno confermate ad ogni passaggio istituzionalmente rilevante.
Sul partito è impossibile che il Pd possa sortire dalla sua forma ‘fluida’. Una volta eletti con le primarie nel segno di una contendibilità totalmente random sarebbe anche disdicevole oltre che suicida cambiare le regole. Difficile aspettarsi altro da un eventuale proseguo del processo ‘costituente’ (pensare che art. 1 aveva posto il cambiamento statutario come condizione per il suo ingresso nel processo !). Una qualche forma di democrazia deliberativa alla Barca c’è comunque da aspettarsela. E’ innocua, non fa danno e ben si sposa con la fluidità.
Diritti civili in primis, ecumenismo ambientalista, ‘ma anche’ (quale più nitida espressione di veltronismo ?) ‘diritti sociali’. La sinistra che viene dalla sinistra è questo. Una fabbrica di Vendola che produce caramelle. E’ un processo che si compie e non lascia margini per tornare indietro e lo guardo con occhio oggettivo, sebbene scevro di ogni appassionata accondiscendenza. Quella che si afferma è una sinistra post-materiale di ‘nuovo conio’, esattamente come quella del M5s di Conte. Entrambe aliene al passato, ma con agende invertite nella gerarchia che lega problematiche sociali e civili. Sotto questo profilo credo che anche il voto a Bonaccini nel Sud sia in qualche modo correlato all’egemonia ambientale dei Cinque stelle. Se trovassero un assestamento con una chiarificazione che minimizzi la concorrenzialità potrebbero anche massimizzare la loro complementarietà oggettiva.
Io capisco benissimo, per quanto mi annoi, la sinistra che acclama la Schlein come un nuovo inizio. Gente stanca di vivere nella diaspora e nella marginalità, bisognosa di fare massa aggregata, di fare opposizione alla destra, di ‘sognare’ ancora. Non ne voglio a chi nella mia bolla critica il mio scetticismo, la mia salace ironia, la mia disincantevole analiticità. Capisco chi mi dice ‘quale altra scelta era possibile’ ? Per quanto mi riguarda in quanto solitario veterocomunista in età avanzata mi sento libero da ogni legame. Sceglierò di volta in volta chi meglio mi va a genio, chi, fra le sinistre di ‘nuovo conio’ più affonda veramente i piedi nella questione sociale.
Non sò cosa farà Pier Luigi Bersani, se prenderà la tessera del Pd entusiasta come Speranza. Ne dubito, a meno che la Schlein non abbia l’accortezza di fargliela di persona con pubblica ammenda per i torti perpetrati dai predecessori nonchè dal suo occupy Pd, ora trionfante, ncon tanto di solenne riabilitazione. E’ pur sempre un ex segretario. Men che meno oso pensare quel che farà Massimo D’Alema. Ho l’impressione che anche la chiedesse gliela rifiuterebbero, questa tessera benedetta che peraltro nel mondo fluido di Elly conta ancor meno di prima.
E qui finisce veramente anche il legame politico (non certo quello personale) con Articolo Uno. Partito peraltro già sciolto di fatto. Non sto neanche a chiedere quanti dei quindicimila iscritti di articolo Uno si siano recati ai circoli Pd a votare la Schlein. Son certo che non sarà rivelato, anche se dubito siano stati più di un terzo. Articolo Uno. Pensavamo, io e Marcella, con tanti altri, fosse un’abbazia dove coltivare l’analisi del mondo nel segno di una civiltà come cultura politica. Luogo incontaminato e incontaminabile. E invece no. Era solo un auto-grill sull’autostrada verso il favoloso mondo di Elly. Bravi e astuti i manovratori nella guida, ma la destinazione che immaginavamo era diversa. Ora si va a piedi. E scalzi.
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