I postulanti

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Fausto Anderlini
I postulanti
Sarà anche giusto ‘ristorare’ i ‘ristoratori’, ma fare un discorso di verità non nuocerebbe. E siccome non ho incombenze di governo da gestire mi compiaccio di farlo. Nei ’70 cominciò la crisi del commercio al minuto, una crisi che si è protratta sino ai ’90 inoltrati e dovuta alla ristrutturazione del commercio sulla scala dei supermercati e dei centri commerciali in via di sviluppo nelle periferie urbane. Nè consegui il cosiddetto ‘degrado’ dei centri storici e delle semiperiferie. Tema enfatizzato e largamente fuorviante, ma rafforzato dall’immagine delle ‘serrande abbassate’. L’uscita dalla crisi dei ‘centri storici’ è’ stato essenzialmente merito delle politiche urbane implementate dalle sinistre municipali con il recupero dei centri storici, lo sviluppo del restauro conservativo, la tonificazione dell’offerta culturale degli eventi ‘rivitalizzanti’ ad essa connessi, le pedonalizzazioni, la riqualificazione degli spazi pubblici e gli investimenti nell’arredo urbano. Nel mentre il vecchio ceto commerciale, sostenuto dalla destra, inveiva contro i supermarket (e tanto più verso l’odiosa coop) e invocava la libera circolazione delle auto nei centri storici, la sinistra lavorava alacremente per trasformare i centri in luoghi di attrattività (turistico-culturale) anche trasformandoli in grandi outlet a cielo aperto. Di lì, da questi investimenti collettivi, sostenuti malgrado l’opposizione di operatori commerciali abbarbicati a un gretto liberismo-corporativo, ha preso il destro la rinascita commerciale dei centri urbani e soprattutto la crescita di un florido settore ricettivo. Un processo così impetuoso da avere superato la soglia dell’eccesso trasformando i centri storici in veri e propri mangimifici di massa. Da un certo momento in avanti (cioè dalla fine dei ’90 del secolo scorso) se si leggono le statistiche il settore ricettivo è stato l’unico premiato da una crescita costante: di unità locali ed addetti. Con elevati saggi di profitto, anche perdurando un male atavico del settore, ovvero una elevata elusione fiscale. Nella sostanza tutti questi benefici economici privati non si sarebbero avverati senza gli ingenti investimenti finanziati dalla collettività per precostituire l’ambiente e le economie esterne. Si tratta perciò di un settore che ha ricevuto molto, forse più di ogni altro, dalle politiche economiche urbane. Ancora nei mesi appena trascorsi molte amministrazioni comunali hanno provveduto a compensare le perdite in termini di coperti offrendo gratuitamente gli spazi pubblici per farvi dei dehors. Sicchè mentre i cittadini hanno continuato a pagare le tasse comunali (imu, tasi ecc. nonchè le salate multe a protezione della ztl) essi ne sono stati sgravati. A fronte di questi sostegni fa veramente ridere sentire tutta questa gente affranta per le ingenti spese sostenute per la sanificazione, il più delle volte non di più che un disinfettante all’ingresso e un plexiglass sul bancone…..
Più in generale non c’è categoria che abbia goduto di un’attenzione così assidua da parte della politica. Nè guardando la Tv che oggi sia premiata da un’attenzione mediatica così assidua. Ma non è una cosa seria. Anzi vi dirò questo (in un prossimo post) che la parte più interessante da investigare non sono questi ingrati postulanti a caccia di ristori, ma i violenti che si affacciano nelle città.
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