Diritto al patrimonio

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Fausto Anderlini
Diritto al patrimonio
In un paese di famiglie risparmiatrici e proprietari di case (una situazione strutturatasi negli ’80) parlare di patrimoniale significa tirarsi addosso l’ostilità generale: sia dei ceti medi che degli inopi aspiranti a sortire dalla loro condizione proletaria. Un tabù. Come parlare di collettivizzazione delle terre (come fecero i socialisti) in un paese popolato di miriadi di piccoli contadini autonomi. Togliendo peraltro ai braccianti nullatenenti l’unica possibilità di affrancarsi tramite un pezzo di terra. L’argomento che c’è un primo decile che detiene il 60 % della ricchezza e oltre, non ha alcun potere di convincimento, se il 40 % che resta è distribuito sul 90 % della popolazione. Nella percezione individuale conta la ricchezza che si detiene non quella che hanno gli altri. A maggior ragione se è scarsa ci si attacca ad essa con una determinazione ossessiva. Basta un nulla per generare la sensazione che si possa arrivare a un esproprio. Nel 2006 Prodi presentò un piano di tassazione dei bot confidando che avrebbe colpito le banche e le società finanziarie che ne possedevano l’80%. Peccato che il 20 % residuo era distribuito fra milioni di famiglie piccolo risparmiatrici. Il risultato, anche in combinata con la confusa sortita sulla tassa di successione, fu di mettere a repentaglio una vittoria elettorale chiavi in mano. Ciò non toglie nulla alla validità della proposta di tassazione avanzata da alcuni esponenti del Pd e da Leu, che analizzata nel dettaglio fuga ogni dubbio e configura, semmai, uno sgravio per la classe media. L’errore capitale sta tutto nel marketing. Come ha fatto notare Fausto Tomei in un post azzeccato, per sottrarre al vespaio la proposta, sarebbe bastato invertire il titolo: non la patrimoniale ma una radicale, se non totale, detassazione per i detentori-massa della ricchezza, con patrimonio inferiore al mezzo milione o al milione di euro. Tal quale è il dispositivo architettato. Cioè l’abolizione di fatto dell’Imu per le seconde, le terze e sinanco le quarte case. In un attimo si sarebbe ottenuto lo stesso consenso che spiegò le vele a Berlusconi con la proposta di abolire l’ici sulla prima casa. Mettendo in mora, contemporaneamente, sia la pavidità del Pd che l’ambiguità dei 5S, che avevano fatto un accordo, non dimentichiamo, con i sostenitori della flat tax. Non una riforma contro il patrimonio, ma a favore dei patrimoni piccoli e medi. Un patrimonio per tutti. Come la leniniana terra ai contadini. Momento chiave della rivoluzione d’ottobre.
Babelezon bookstore leggi che ti passa

Articoli correlati

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.