C’eravamo tanto armati
Piaccia o non piaccia, Trump li ha fatti sedere su due tavoli separati, e si tratta. Dopo tre anni di guerra, la pace possibile – che non è quella giusta – è una lunga strada da percorrere. Il mondo è governato, alla fine, dalla legge del più forte, le guerre dal loro andamento sul campo. L’Europa ? Era parte in causa, e non siede al tavolo delle trattative, e un po’ vuole mettersi di traverso, e sogna una spedizione dei volenterosi che, se ci sarà, finirà nei paesi baltici. Sa, l’Europa capeggiata dal paese che ne è uscito, che non può continuare la guerra da sola, con Zelensky ma senza l’America. E’ stata pronta a morire fino all’ultimo ucraino, e stenta ad accettare che neanche gli ucraini sono pronti a morire fino all’ultimo. Quel che può fare l’Europa è continuare una guerriglia di sanzioni e di propaganda bellicosa (che ogni tanto fa ridere amaramente, come il kit di sopravvivenza), e coltivare il malmostoso sentimento di chi va controcorrente: USA e Russia, Cina e Brics sono alla ricerca di un nuovo equilibrio mondiale. Che vede l’Europa ai margini: solo un buon mercato dove vendere, ma dal quale comprare di meno. Una terra che era la madre della diplomazia e adesso si riarma. Una spiaggia per le migrazioni, quella eterna emergenza sulla quale l’Europa della difesa comune non è mai stata capace di muoversi insieme. Che si abbia bisogno di nemici per unirci e definirci, quello è un brutto segnale.