POESIA TRA PRIMAVERA E AUTUNNO
Domani 21 di marzo è la Giornata internazionale della poesia.
Ho un debito con la poesia. La poesia sempre mi spaventava nel passato, era la carne viva dei sentimenti, mi poneva allo scoperto. Avevo piena fiducia nell’orizzonte fatto di equazioni e misure, di quantità e numeri. Poi, è cresciuta l’insoddisfazione, è arrivato il tempo di varcare il confine della manifestazione poetica. Ho scoperto il pensiero che sente e il sentire che pensa.
Il 21 di marzo è anche la data dell’equinozio di primavera che quest’anno si verifica alle ore 22:24 di lunedì 20 marzo.
Mi chiedevo se la data simbolica del 21 marzo che vuole celebrare la poesia si potesse riferire all’equinozio di primavera delle nostre latitudini, come siamo abituati a pensare dalla nostra posizione, o invece andasse idealmente estesa anche all’equinozio di autunno che nello stesso giorno si celebra nell’emisfero australe. In altre parole: rivedere un poco i significati simbolici dei due equinozi può darci una idea del significato della poesia? La poesia, va riferita alla primavera o all’autunno, o a entrambe?
L’equinozio di primavera è simbolo di risveglio alla vita, dei nuovi germogli, della fioritura, della luce che comincia a predominare sulla notte, dell’uscita alla superficie, della fertilità, della fecondità, della forza guaritrice del Sole.
L’equinozio di autunno invece è quel momento di passaggio dove si lascia andare il vecchio ormai maturo e si fa spazio al cambiamento, al nuovo inizio. La Natura assume colori caldi e profondi dal giallo al rosso e marrone, le foglie cadono, si avvicina il periodo di riposo e di oscurità, ma soprattutto di un nuovo inizio che induce alla riflessione e al bilancio. È il momento di tirare le somme, di fare tesoro dell’esperienza.
Ma non voglio dare la risposta, e ognuno potrà dire che cosa rappresenta l’esperienza poetica.
Certo, il fatto che il 21 marzo annunci l’autunno nell’emisfero del Sud ci fa ricordare P. Neruda, J. L. Borges, A. Storni, O. Orozco, G. Pereira e tante altre voci.
Dicevo che la poesía mi ha dato sempre timore nel passato, era la carne viva dei sentimenti. Il mondo che la poesia indaga è attinente ai nostri stati d’animo, conforme alla nostra esistenza e all’enigma della vita, ma solo più illuminato e in risalto. Affronta temi difficili con l’innocenza della sincerità. La poesia è come un dito che ti tocca l’anima se sei disposto a spogliarti di quelle corazze che avevi indossato nel tempo. Ti priva del solido terreno del quotidiano pensare e invoca attenzione alle sue parole e i suoi ritmi. Si spalanca un abisso proprio quando si abbandonano abitudini e pregiudizi, e poi manca l’aria per respirare.
Diceva la poeta Olga Orozco che la poesia è una possibilità infinita, è un atto di fede, una critica della vita, un questionare la realtà, è risposta di fronte alle carenze umane, tentativo di raggruppare forze che si oppongono in questo universo retto dalla distanza e dal tempo. E supremo disperato sforzo di verità e riscatto nella permanenza.
È l’ambito della parola e nulla più. È l’auto sufficienza della parola che basta a se stessa e risuona nell’anima allertata, è la parola che non designa più cose e fatti ma diviene motore e fiamma per essere condotti ad un più ampio significato. Ogni parola diviene un simbolo e un suono che solo chi legge può riscoprire. Per Orozco siamo davanti alla parola a lungo ignorata, rivelatrice di una partecipazione totale, la parola che condensa la luce resa ora evidente e che giaceva sepolta nel fondo di ognuno di noi come una domanda che conduce a tutte le risposte. Allora quella parola comincia ad essere pronunciata con balbettii e silenzi che racchiudono tutti e ciascuno dei nomi che formano i frammenti della realtà. E’ il momento della rivelazione, e la poesia generosamente mette a disposizione i suoi ritrovamenti.
Anche nella nostra esistenza sono quei rari e fugaci momenti in cui si fa luce, quando per istanti conosciamo il nostro essere. Il primo requisito per percepire il sacro è l’attenzione ai segnali sottili. Non è lontano il sacro, ci sta dicendo l’immagine poetica ritrovata. Nel poema “Piedra de Sol” Octavio Paz magistralmente constata la materialità e fisicità del Universo che si incrocia con l’invisibile simboleggiato dal Sole.
L’atteggiamento del poeta e della poeta di fronte alle parole con le quali convive è diverso della abituale forma che usiamo per estrarre dal mondo materiale e dagli oggetti che vi risiedono. In quelle stesse parole si imprimono forze creative quali tracce della sua anima, mentre sceglie con libertà il prima e il dopo, mentre illumina e lascia in ombra.
Artisti dotati e capaci di creazioni geniali sembrano a volte indicare contatti con mondi spirituali, a guisa di esperienze simili alla veggenza. Ci sono a volte punti di rassomiglianza tra la creazione artistica, l’immaginazione artistica e la visione cosciente, o veggente. Per visione veggente si intende una visione che si svolge attraverso la pura e sola attività dell’anima, indipendentemente dallo strumento fisico del corpo. Il potere veggente si dà. eventualmente, quando l’essere umano è capace mediante ripetuti e disciplinati esercizi di meditazione di eliminare le percezioni sensoriali come pure le rappresentazioni mentali. che attivano la memoria. In questo modo l’anima si rafforza al punto di svolgere una attività cosciente e lucida ma staccata dai sensi e dal pensiero ordinario.
Invece, la creazione artistica a prima vista non prende né riproduce internamente il mondo esterno dei sensi nella forma consueta, ma lo altera e lo idealizza attraverso un processo proprio.
Poche parole finali. Si deve prestare la necessaria attenzione al “come” si dicono le cose e non solo al “che cosa” si dice. Dato che sempre o quasi si cerca il significato comune, si trova difficile afferrare la visione che si è manifestata. Leggere la poesia può essere fonte di ineffabili scoperte.